Ramo: una seduta temporanea

Penso che il progettare debba essere prima di tutto ricerca e sperimentazione, con questo intendo il progettista come un esploratore più che un turista di soluzioni già conosciute. Il progetto Ramo si presenta come una rifl­essione sul sedersi, inteso dallo sgabello, attraverso una nuova percezione del gesto e dell’oggetto. La ricerca estetica si sposa con il tentativo di sintetizzazione assoluta della morfologia e delle strutture: un’unica linea descrive gli elementi dello sgabello, articolandosi nello spazio in modo continuo .

Ogni capriccio formale, ogni espediente meccanico è assente, ma proprio da questa essenzialità assoluta scaturisce il fascino scultoreo di questo oggetto, come un ideogramma spaziale. Non è la comodità il primo scopo da perseguire di questo progetto, lo sgabello è una seduta dinamica e come tale si offre da sostegno temporaneo, proprio come il ramo per il volare degli uccelli. Penso che il Design sia osservazione e sperimentazione, ma prima di tutto ogni progetto come una poesia, deve raccontare un’emozione.

osservazione del sedersi

osservazione del sedersi

Nella lingua cinese il termine wudeng ,utilizzato per identificare una sedia senza schienale, ritrova la sua radice etimologica nella parola wu, che significa propriamente “albero senza rami”, riferendosi ai tronchi d’albero offerti dalla natura e utilizzati come sedute primitive. Come l’albero, lo sgabello nella sua evoluzione formale lungo i secoli sembra aspirare al cielo, attraverso una progressiva conquista dell’altezza, con la quale l’uomo arriva al totale distaccamento dei piedi da terra. Il concetto di “elevazione” affonda le sue radici nell’animo umano fin dalla notte dei tempi: l’evoluzione dell’uomo è stata determinata da questa aspirazione al superiore da sé, in un processo di miglioramento continuo e insaziabile verso la perfezione.

Proprio come un albero, lo sgabello nel corso della sua evoluzione formale sembra incarnare l’eterna aspirazione dell’uomo al cielo, attraverso un progressivo allungamento e assottigliamento delle forme. Seguendo questa traccia, gli schizzi progettuali di questo sgabello attingono la loro ispirazione dagli alberi, che spesso si offrono come sostegni naturali, o meglio ancora come appiglio per le case sospese dei bambini.

Cosimo era sull’elce. I rami si sbracciavano, alti ponti sopra la terra. Tirava un lieve vento; c’era il sole. Il sole era tra le foglie, e noi per vedere Cosimo dovevamo farci schermo con la mano. Cosimo guardava il mondo dall’albero: ogni cosa, vista da lassù, era diversa, e questo era già un divertimento. Il viale aveva tutt’altra prospettiva, e le aiole, le ortensie, le camelie, il tavolino di ferro per prendere il ca­ffè in giardino. Più in là le chiome degli alberi si infittivano e l’ortaglia digradava in piccoli campi a scala, sostenuti da muri di pietre; il dosso era scuro di oliveti e, dietro, l’abitato d’Ombrosa sporgeva i suoi tetti di mattone sbiadito e ardesia e ne spuntavano pennoni di bastimenti, là dove sotto c’era il porto. In fondo si stendeva il mare, alto d’orizzonte, ed un lento veliero vi passava.

(Il barone rampante, Calvino)

comportamenti

comportamenti

L’essenzialità contraddistingue sia dal punto di vista funzionale che strutturale questo progetto. Lo sgabello viene sintetizzato da  un’unica linea che ne descrive le componenti funzionali snodandosi nello spazio. L’oggetto si ispira ad appoggi spontanei come ringhiere e divisori che all’esterno e nei luoghi pubblici spesso si prestano come appoggio momentaneo, così come i rami gli uccelli. Una struttura composta da un unico tubolare metallico, articolato come un segno grafico, rende questo sgabello un oggetto per arredare sia spazi esterni che interni, come seduta temporanea e appoggio.

Guarda il progetto: Ramo – seduta

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